Il 25 aprile del 1969 due attentati colpiscono la Stazione Centrale e la Fiera di Milano. Le indagini puntano subito sugli ambienti libertari e alcuni anarchici vengono arrestati: è l’inizio di una campagna di criminalizzazione che trova nuova linfa in agosto, quando alcuni attentati ai treni vengono ancora attribuiti agli anarchici. Sono i primi atti di quella che passerà alla storia come “strategia della tensione”; le bombe vengono collocate da gruppi neofascisti ma sono gli anarchici a venirne accusati: lo scopo è quello di destabilizzare la vita nel Paese al fine di favorire una svolta autoritaria che possa soffocare i movimenti della contestazione che proliferano ovunque. Viene fatta circolare anche la voce di una possibile implicazione di Pinelli, anarchico e ferroviere, negli attentati ai treni. Pinelli e il suo gruppo milanese “Bandiera Nera” denunciano la manovra e danno vita – sull’esempio della Black Cross inglese, appena fondata, e della storica Croce Nera russa degli anni Venti – alla Crocenera anarchica, un comitato dedito alla solidarietà concreta con i compagni detenuti, ma anche alla pubblicazione dell’omonimo Bollettino di controinformazione.
Pinelli è l’anarchico più “in vista” tra quelli milanesi e frequentemente è in Questura per richieste di autorizzazione, convocazioni, ecc. Il suo interlocutore è perlopiù un giovane commissario di polizia, informale nei modi, elegante, ammiccante: Luigi Calabresi. Così, quando nel tardo pomeriggio del 12 dicembre 1969, subito dopo l’attentato di piazza Fontana, Calabresi si presenta al Circolo di via Scaldasole e invita Pinelli a recarsi in Questura, questi acconsente senza problemi, inforca il motorino e segue l’auto della polizia. In Questura Pinelli incontra, in un grosso salone, gran parte degli anarchici milanesi, fermati come lui per chiarire il proprio alibi. Entro 48 ore, limite massimo concesso dalla legge di allora per il “fermo di polizia”, i fermati vengono rilasciati, alcuni vengono trasferiti nel carcere di San Vittore. Pinelli viene invece trattenuto in Questura oltre il limite legale, fatto per cui nessuno verrà mai indagato o chiamato a rispondere. Viene interrogato. Poi, intorno alla mezzanotte del 15 dicembre, il suo corpo precipita da una stanza dell’Ufficio Politico al quarto piano e si sfracella a terra. La famiglia viene avvisata da alcuni giornalisti; nella notte arrivano a casa Pinelli Camilla Cederna, Corrado Stajano, Giampaolo Pansa. Quando Licia chiama in questura per sapere perché non è stata avvisata si sente rispondere: «non avevamo tempo».
Pinelli muore a Milano all’Ospedale Fatebenefratelli nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969. Il 20 dicembre 1969 si svolgono i funerali. Il feretro verrà seguito da un lungo corteo funebre di circa tremila persone.
Da parte del questore di Milano e dei giornali si riverseranno su Pinelli accuse infamanti, come quella di essersi suicidato a dimostrazione della sua colpevolezza, dopo uno slancio felino al grido «è la fine dell’anarchia».
Le prime contrastanti versioni della polizia lasciano però intendere che la verità non può essere quella ufficiale del “suicidio”. Si attiva immediatamente una forte campagna di controinformazione che coinvolge oltre agli anarchici anche parte della sinistra extra-parlamentare e istituzionale, che riesce a mobilitare larghi settori dell’opinione pubblica facendo emergere le numerose contraddizioni delle prime ricostruzioni ufficiali. La campagna proseguirà negli anni successivi, evidenziando le omissioni e le contraddizioni presenti nelle tesi via via avanzate dalla magistratura – in particolare quella finale del “malore attivo” – e cercando di fare luce sui fatti.
Il 27 dicembre 1969 Licia Rognini Pinelli, insieme alla madre di Pinelli, denuncia il questore Marcello Guida, già funzionario fascista e direttore del confino di Ventotene, per diffamazione; il 24 giugno 1971 denuncia il commissario Calabresi e tutte le persone presenti in questura la notte del 15 dicembre per omicidio volontario, sequestro di persona, violenza privata e abuso di autorità. L’istruttoria viene affidata al giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio che il 27 ottobre 1975 l’archivierà escludendo sia il suicidio che l’omicidio e motivando la morte come un “malore attivo”. Tutti gli indiziati vengono prosciolti.
Fonte
Centro Studi Libertari - Archivio Giuseppe Pinelli
Giuseppe Pinelli | Centro studi libertari
Approfondimenti
Wikipedia
L’Espresso
Chi era Giuseppe Pinelli - L'Espresso
Il Giorno
Silvia, la figlia di Giuseppe Pinelli: "Quando mio padre regalò Spoon River a Calabresi" - Cronaca
RetiInvisibili.net
Video
RaiPlay
FanPage
"Mio padre Giuseppe Pinelli, anarchico e partigiano": il racconto della figlia Silvia 50 anni dopo
Tv7 Intervista a Licia Pinelli 1988
TG1 TV7 - La morte di Giuseppe Pinelli - Intervista a Licia Pinelli (1988)
Rai3 Ascanio Celestini
Ascanio Celestini - il volo di Pinelli - Ricomincio da Raitre 19/12/2020

da Wikipedia