Il 7 luglio 1972 sul Lungomare di Salerno, verso le 19.30 Marini e Giovanni Scariati, entrambi aderenti ai gruppi anarchici, ebbero un primo diverbio con Carlo Falvella e Giovanni Alfinito, entrambi militanti del Fronte Universitario d’Azione Nazionale, con cui si erano casualmente incrociati.
Scariati raccontò poi alla polizia di aver evitato il degenerare della situazione portando via l’amico. Dopo circa due ore in via Velia si ripeté il diverbio, ma ai due anarchici si era aggiunto Francesco Mastrogiovanni (il maestro di Castelnuovo Cilento morto in regime di Tso all’ospedale di Vallo della Lucania). Marini, che nel frattempo si era recato a casa e si era armato di un coltello, impugnò l’arma e affrontò i due missini. Falvella, pugnalato all’aorta, morì poco dopo in ospedale e Alfinito fu invece ferito all’inguine.
Nel corso della colluttazione anche Mastrogiovanni fu ferito alla gamba. Dopo lo scontro i tre anarchici fuggirono rendendosi irreperibili, ma Marini la sera stessa si costituì ai carabinieri e fu arrestato. Marini così ammise il 9 luglio 1972: «Mentre vedevo il Mastrogiovanni fermo vicino a una macchina, in stato di choc, in quanto lo so emotivo, e Gennaro (Scariati) fermo a poca distanza, nel difendermi dallo sconosciuto fascista che mi dava calci e pugni e il suo amico, l’Alfinito, che colpiva Mastrogiovanni…io ho estratto un coltello che avevo in tasca e rivolto ai due, impugnando l’arma, ma senza colpire, ho detto: ”Andate via!” Poiché gli stessi continuavano nell’atteggiamento innanzi descritto mi sono diretto verso L’Alfinito, che poco distante colpiva il Mastrogiovanni: ho cominciato a colpirlo con il coltello. Subito dopo, mentre l’altro giovane fascista mi veniva incontro disarmato- dico meglio con un pezzo di ferro in mano- l’ho colpito non ricordo con quanti colpi. Il giovane è rimasto all’inpiedi mentre io, buttato il coltello a terra, sono scappato nei vicoli di Salerno.» Poco dopo l’omicidio e la confessione di Giovanni Marini, Soccorso Rosso Militante organizzò una campagna tesa a dimostrare l’innocenza di Marini nel corso della quale Dario Fò si schierò in prima linea
A questo punto Giovanni Marini il 25 agosto 1972, con una lettera dal carcere rettificò la propria posizione: «La verità è che quella sera del 7 luglio io e il compagno Scariati ricevemmo molte provocazioni da noi non accolte. Perché convinti, come sempre, del vuoto politico delle risse, e perché ci eravamo accorti del gironzolare minaccioso di una squadra di picchiatori di Avanguardia nazionale dell’MSI allo stesso bar dove presi la spallata che mi spostò letteralmente. Anche a via Velia, quando continuò l’aperta sfida fascista, io e Scariati passammo avanti senza rispondere, all’attesa che si realizzasse il loro piano. E a molti metri di distanza, solo quando non vidi al mio fianco Mastrogiovanni, mi accorsi che era aggredito, che stava per terra e corsi in suo aiuto. Fin qua è d’accordo anche l’Alfinito, al quale ho rifiutato la parola nei confronti. Egli non ha negato che il mio intervento fu dopo, a rissa iniziata.»
Giovanni Scariati fu prosciolto in istruttoria. Francesco Mastrogiovanni fu imputato per rissa. Marini invece restò in carcere, per essere messo sotto processo, insieme a Mastrogiovanni, il 28 febbraio 1974.
Il processo Marini e la sua lunga detenzione in carcere, uniti alla ricostruzione secondo cui lo scontro in cui era morto Falvella fosse da attribuirsi a una provocazione dei fascisti fecero di Marini un eroe della sinistra extraparlamentare italiana.
In favore di Marini si mobilitò anche Umberto Terracini, già presidente dell’Assemblea Costituente e firmatario della Costituzione italiana, che successivamente entrerà nel collegio difensivo. In un anno e mezzo, durante la detenzione preventiva, viene trasferito in 15 carceri in tutta Italia, lottando e denunciando le condizioni igienico-sanitarie delle prigioni tramite un documento firmato “I carcerati rossi”. Per questo subisce violenti pestaggi. In tutta Italia nascono movimenti di solidarietà e manifestazioni per la liberazione dell’anarchico.
La situazione di tensione condusse anche a un trasferimento del processo da Salerno a Vallo della Lucania per motivi di ordine pubblico. Nel 1975 Marini fu condannato a dodici anni di carcere (successivamente ridotti a nove, di cui ne furono scontati sette) per omicidio preterintenzionale aggravato e concorso in rissa.
Fu durante la carcerazione che scrisse il libro di poesie "E noi folli e giusti"£, che vinse il Premio Viareggio, sezione “Opera prima”. Numerosi personaggi di spicco della cultura italiana si espressero a favore dell’opera poetica di Marini; tra gli altri, Alberto Moravia, Camilla Cederna e Dario Fo
Fonte
Infocilento.it
Oggi anniversario della morte dell’anarchico Giovanni Marini. Era originario di Sacco – InfoCilento
Approfondimenti
Wikipedia
Omicidio di Carlo Falvella – Wikipedia
Internazionale
Morte di un povero cristo anarchico – Angelo Mastrandrea – Internazionale
Bsfcollezionidigitali.org
Archivio Fo e Franca Rame
http://archivio.francarame.it/galleria.aspx?IDOpera=81&IDTipologia=30&IDPagina=1

Carlo Falvella, da Wikipedia

Giovanni Marini, da Archivio Autonomia
English version
On 7 July 1972 on the seafront of Salerno, around 7.30 pm, Marini and Giovanni Scariati, both members of anarchist groups, had a first argument with Carlo Falvella and Giovanni Alfinito, both militants of the University Front of National Action, with whom they had accidentally crossed paths .
Scariati then told the police that he had avoided the escalating situation by taking his friend away. After about two hours in via Velia the argument was repeated, but the two anarchists were joined by Francesco Mastrogiovanni (the teacher from Castelnuovo Cilento who died during the Tso regime in the Vallo della Lucania hospital). Marini, who in the meantime had gone home and armed himself with a knife, grabbed the weapon and faced the two MSIs. Falvella, stabbed in the aorta, died shortly afterwards in hospital and Alfinito was instead wounded in the groin.
During the scuffle Mastrogiovanni was also injured in the leg. After the clash the three anarchists fled and remained untraceable, but Marini turned himself in to the police that same evening and was arrested. Marini thus admitted on 9 July 1972: «While I saw Mastrogiovanni standing near a car, in a state of shock, as I know he was emotional, and Gennaro (Scariati) standing a short distance away, defending me from the unknown fascist who was kicking me and punches and his friend, Alfinito, who was hitting Mastrogiovanni… I took out a knife that I had in my pocket and turned to the two, holding the weapon, but without hitting, I said: “Go away!” Since they continued in the attitude described above, I headed towards L’Alfinito, who was hitting Mastrogiovanni not far away: I started hitting him with the knife. Immediately afterwards, while the other young fascist was coming towards me unarmed – I say with a piece of iron in his hand – I hit him with I don’t remember how many blows. The young man remained standing while I, throwing the knife to the ground, ran away into the alleys of Salerno.» Shortly after the murder and confession of Giovanni Marini, Soccorso Rosso Militante organized a campaign aimed at demonstrating Marini’s innocence during which Dario Fò took the front line
At this point, on 25 August 1972, Giovanni Marini corrected his position with a letter from prison: «The truth is that that evening of 7 July, comrade Scariati and I received many provocations which we did not accept. Because we were convinced, as always, of the political emptiness of fights, and because we had noticed the threatening wandering of a team of MSI National Avant-garde fighters at the same bar where I received the shoulder that literally moved me. Even in Via Velia, when the open fascist challenge continued, Scariati and I walked forward without responding, waiting for their plan to come true. And many meters away, only when I didn’t see Mastrogiovanni at my side, I realized that he was attacked, he was on the ground and I ran to his aid. Up to this point, Alfinito, to whom I refused to speak, also agrees. He did not deny that my intervention was later, after the fight had started.”
Giovanni Scariati was acquitted during the preliminary investigation. Francesco Mastrogiovanni was charged with affray. Marini instead remained in prison, to be put on trial, together with Mastrogiovanni, on 28 February 1974.
The Marini trial and his long detention in prison, combined with the reconstruction according to which the clash in which Falvella died was to be attributed to a provocation by the fascists made Marini a hero of the Italian extra-parliamentary left.
Umberto Terracini, former president of the Constituent Assembly and signatory of the Italian Constitution, who subsequently joined the defense panel, also rallied in favor of Marini. In a year and a half, during preventive detention, he was transferred to 15 prisons throughout Italy, fighting and denouncing the sanitary conditions of the prisons through a document signed “The red prisoners”. For this reason he suffers violent beatings. Solidarity movements and demonstrations for the liberation of anarchists arise throughout Italy.
The tense situation also led to a transfer of the trial from Salerno to Vallo della Lucania for reasons of public order. In 1975 Marini was sentenced to twelve years in prison (subsequently reduced to nine, of which seven were served) for aggravated manslaughter and participation in a fight.
It was during his imprisonment that he wrote the book of poems E noi folli e just, which won the Viareggio Prize, “First Work” section. Numerous prominent figures of Italian culture spoke in favor of Marini’s poetic work; among others, Alberto Moravia, Camilla Cederna and Dario Fo.