28 Maggio 1974: Strage di piazza della Loggia: attacco diretto ad una manifestazione antifascista

Brescia

Banzi Bazoli Giulietta, 35 anni, insegnante
Bottardi Milani Livia, 31 anni, insegnante
Natali Euplo, 69 anni, pensionato
Pinto Luigi, 25 anni, pensionato
Talenti Bartolomeo, 54 anni, operaio
Calzari Trebeschi Clementina, 31 anni, insegnante
Trebeschi Alberto, 36 anni, insegnante
Zambarda Vittorio, 60 anni, pensionato

28 maggio, ore 10.12, Brescia

Pioveva, quella mattina. In città si respirava il disagio dei giorni sbagliati. O forse soltanto la tensione delle grandi occasioni. 28 maggio 1974, martedì: Gianpaolo Zorzi, studente all’ultimo anno di Giurisprudenza, quella mattina era a casa. Sente, come tutti quel giorno a Brescia, il boato. Alle 10.12 il rumore di un’esplosione potente lacera un cielo grigio che sembra d’autunno. Gianpaolo esce di casa e si precipita verso piazza della Loggia, dov’era indetto il comizio antifascista. Per strada incontra un amico, faccia stravolta: viene dalla piazza, ha assistito allo scoppio, ha visto coi suoi occhi la scena orribile dei feriti che gridano e dei morti che non si lamentano più. È una bomba. (…) Zorzi è preciso come un computer. Allinea a memoria nomi, date, fatti. Collega episodi. Disegna la mappa dei gruppi neofascisti italiani. Racconta, senza sbagliare un particolare, un pezzo della storia recente di questo Paese. «La manifestazione sindacale di piazza della Loggia è decisa giovedì 23 maggio. Realizzata martedì 28. Le date sono importanti» spiega. Ecco perché. Ed ecco che cosa succede in città in quei giorni cruciali. La Brescia «democratica e antifascista», come si usa dire in quegli anni, vuole scendere in piazza per mostrare una risposta «di massa e responsabile» allo stillicidio di attentati di destra che caratterizzano i primi mesi del 1974. Una serie interminabile di bombe nere aveva teso i nervi della città. Ordigni erano esplosi in un supermercato Coop. In un negozio di macelleria. Davanti al portone della sede bresciana del sindacato Cisl… Brescia e provincia sono in questo periodo un’area ad alta densità eversiva. Il periodico «La Fenice», organo dell’omonimo gruppo ordinovista milanese di Giancarlo Rognoni, viene stampato nella tipografia Eros Fiorini di Nave, in provincia di Brescia. È da Brescia che parte l’indagine contro il Mar, il Movimento armato rivoluzionario di Carlo Fumagalli, che sarà poi condannato per cospirazione politica. È in provincia di Brescia, a Sonico in Val Camonica, che i carabinieri del capitano Francesco Delfino, comandante del Nucleo investigativo di Brescia, nel marzo 1974 bloccano due giovani aderenti al Mar, il bresciano Giorgio Spedini e il milanese Kim Borromeo: i due nel baule della loro Fiat 128 hanno una buona quantità di esplosivo. Solo un anno prima, il 4 febbraio 1973, Borromeo, insieme ad altri sei camerati di Avanguardia nazionale tra cui Alessandro D’Intino, aveva partecipato a un attentato, senza vittime, contro la sede bresciana del Psi. Ma l’ultimo, drammatico episodio eversivo succede nella notte tra sabato 18 e domenica 19 maggio 1974. In piazza del Mercato salta per aria Silvio Ferrari, ventenne, neofascista. Era fermo sulla sua Vespa 125, con il cambio in folle e i piedi a terra. Alticcio, di ritorno da una festa in una villa sul lago di Garda dove aveva bevuto un po’, Silvio stava manipolando una bomba ad alto potenziale che teneva tra le gambe, sul suo scooter. Alle 3 di notte, per un caso o per un errore o per una maligna intenzione degli stessi camerati che gli avevano affidato l’ordigno, la bomba scoppia. Il corpo è dilaniato, lanciato verso l’alto. Intatti solo i piedi, protetti a terra dalla base metallica della Vespa. Segue un funerale con inni fascisti e saluti romani e cuscini di fiori che disegnano l’ascia bipenne, simbolo di Ordine nuovo. Piazza Mercato è subito presidiata, giorno e notte, dai gruppi della sinistra extraparlamentare, Lotta continua in testa, che vogliono impedire ai fascisti di trasformare in luogo di veglia e di celebrazione il teatro della morte del camerata Ferrari. È in questo clima che matura la decisione di organizzare la manifestazione del 28 maggio. Pochi giorni prima, il 12, il fronte progressista aveva vinto il referendum sul divorzio, mettendo in minoranza, per la prima volta nella storia repubblicana, la Democrazia cristiana, che nella battaglia referendaria era stata sostenuta questa volta soltanto dal Movimento sociale italiano. Gli ambienti della destra, quella radicale e bombarola, ma anche quella «atlantica» installata dentro i partiti, le forze armate e i corpi dello Stato, sono in allarme; temono uno spostamento a sinistra dell’asse politico, vivono la campagna antidivorzista e la sconfitta referendaria come l’ultima trincea, ormai sopraffatta, della resistenza legale alla sovversione del Paese. (…) Martedì 28 maggio: scoppia la bomba in piazza della Loggia. Otto morti, 94 feriti. Sul luogo dell’esplosione vengono ritrovate tracce di nitrato d’ammonio, una delle componenti di un additivo per esplosivi chiamato anfo, che si presenta sotto forma di polvere granulosa. Tracce? Difficile trovare tracce significative, indizi utili, in quella povera piazza visitata dalla morte. Quella di Brescia è l’unica strage di cui esiste un documento sonoro: la registrazione del comizio, interrotto dal boato, a cui seguono le urla, lo smarrimento, la disperazione. Una diretta dell’orrore. Ma le tracce che sarebbero potute servire alle indagini, quelle sono state cancellate. «C’è stata una dispersione sciagurata dei reperti dell’esplosione» constata Zorzi. È il primo buco nero delle indagini: subito dopo la conflagrazione, i vigili del fuoco sono stati chiamati dal funzionario di polizia Aniello Diamare a lavare la piazza con i getti ad alta pressione delle pompe. Perché? Perché la scena era apocalittica, non sostenibile, rispondono i responsabili dell’ordine pubblico. Ma quell’acqua ha cancellato ogni indizio, che invece andava cercato e analizzato con la massima attenzione.

Fonte

dal Libro di Gianni Barbacetto Il grande Vecchio, Bur 2009 nel capitolo dedicato alla Strage di Piazza Loggia – la maledizione della Piramide

online in

https://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/Il-grande-vecchio.pdf

Approfondimenti:

Video

il sole24ore

La strage di piazza della Loggia vissuta con gli occhi di Cinelli

Archivio Luce – Silvano Agosti

La strage di Brescia

Fanpage.it – Le voci dei superstiti

https://www.youtube.com/watch?v=yhsKgPKpJKM&t=5s

RaiStoria

https://www.youtube.com/watch?v=uVWIS_EFDgU

Roberto Cucchini

La strage di piazza della Loggia e il segreto di Stato – Roberto Cucchini

Sound

Rai Play Sound

https://www.raiplaysound.it/audio/2018/05/MANGIAFUOCO-257b8585-6d5a-43a0-b531-4b0b45b0ffe4.html

https://www.raiplaysound.it/audio/2018/05/MANGIAFUOCO-cc2189f3-04f5-449b-bf23-cc3dd4d85995.html



English version

The Piazza della Loggia massacre

1974



The Piazza della Loggia massacre

May 28, 10.12 am, Brescia

It was raining that morning. In the city you could feel the uneasiness of the wrong days. Or maybe just the tension of great occasions. May 28, 1974, Tuesday: Gianpaolo Zorzi, a final year law student, was at home that morning. He hears, like everyone else that day in Brescia, the roar. At 10.12 the sound of a powerful explosion tears apart a gray sky that looks like autumn. Gianpaolo leaves the house and rushes towards Piazza della Loggia, where the anti-fascist rally was being held. On the street he meets a friend, his face distorted: he comes from the square, he witnessed the explosion, he saw with his own eyes the horrible scene of the wounded screaming and the dead no longer complaining. It’s a bomb. (…) Zorzi is as precise as a computer. He lines up names, dates, facts from memory. He connects episodes. He draws the map of Italian neo-fascist groups. He tells, without missing a single detail, a piece of the recent history of this country. «The trade union demonstration in Piazza della Loggia is scheduled for Thursday 23 May. Made on Tuesday 28th. The dates are important » he explains. Here because. And here’s what happens in the city on those crucial days. “Democratic and anti-fascist” Brescia, as they used to say in those years, wanted to take to the streets to show a “mass and responsible” response to the series of right-wing attacks that characterized the first months of 1974. An endless series of black bombs had strained the city’s nerves. Bombs had exploded in a Coop supermarket. In a butcher’s shop. In front of the door of the Brescia headquarters of the CISL union… Brescia and its province are in this period an area of high subversive density. The periodical «La Fenice», organ of Giancarlo Rognoni’s Milanese Ordinovist group of the same name, was printed in the Eros Fiorini printing house in Nave, in the province of Brescia. It is from Brescia that the investigation against Il Mar, the revolutionary armed movement of Carlo Fumagalli, who will later be convicted of political conspiracy, begins. It is in the province of Brescia, in Sonico in Val Camonica, that the carabinieri of Captain Francesco Delfino, commander of the Brescia investigative unit, stopped two young members of the Mar in March 1974, Giorgio Spedini from Brescia and Kim Borromeo from Milan: the two in trunk of their Fiat 128 have a good quantity of explosives. Only a year earlier, on 4 February 1973, Borromeo, together with six other comrades of the National Avant-garde including Alessandro D’Intino, had participated in an attack, without victims, against the Brescia headquarters of the PSI. But the last, dramatic subversive episode happened on the night between Saturday 18th and Sunday 19th May 1974. Silvio Ferrari, a twenty-year-old neo-fascist, was blown up in Piazza del Mercato. He was standing on his Vespa 125, with the gearbox in neutral and his feet on the ground. Tipsy, returning from a party in a villa on Lake Garda where he had been drinking a little, Silvio was handling a high-explosive bomb that he held between his legs, on his scooter. At 3 am, by chance or by mistake or by a malicious intention of the same comrades who had entrusted him with the device, the bomb explodes. His body is torn apart, thrown upwards. Only the feet are intact, protected on the ground by the metal base of the Vespa. A funeral follows with fascist hymns and Roman greetings and flower cushions that draw the double axe, symbol of the New Order. Piazza Mercato is immediately patrolled, day and night, by groups of the extra-parliamentary left, Lotta continua in the lead, who want to prevent the fascists from transforming the theater of Comrade Ferrari’s death into a place of vigil and celebration. It is in this climate that the decision to organize the demonstration on May 28th matured. A few days earlier, on the 12th, the progressive front had won the referendum on divorce, putting the Christian Democrats in the minority, for the first time in republican history, which in the referendum battle had been supported this time only by the Italian Social Movement. The circles of the right, the radical and bomb-mongering one, but also the “Atlantic” one installed within the parties, the armed forces and the bodies of the State, are in alarm; they fear a shift to the left of the political axis, they experience the anti-divorce campaign and the referendum defeat as the last trench, now overwhelmed, of legal resistance to the country’s subversion. (…) Tuesday 28 May: the bomb explodes in Piazza della Loggia. Eight dead, 94 injured. At the site of the explosion, traces of ammonium nitrate were found, one of the components of an additive for explosives called amfo, which comes in the form of a granular powder. Traces? It is difficult to find significant traces, useful clues, in that poor square visited by death. The one in Brescia is the only massacre of which there is a sound document: the recording of the rally, interrupted by the roar, followed by the screams, the confusion.

From the book of Gianni Barbacetto Il grande Vecchio, Bur 2009

online in

https://www.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/10/Il-grande-vecchio.pdf








Associazione Casa della Memoria