Francesco Coco, sardo di Terralba, è il primo magistrato a venir ucciso dalle Brigate Rosse.
Alle 13,30 dell’otto giugno 1976, Francesco Coco esce dalla sua stanza al dodicesimo piano del Palazzo di Giustizia di Genova assieme all’addetto alla sua tutela, Giovanni Saponara, 42 anni, per andare a casa. Si infila nella 132 blu guidata da Antioco Dejana, un appuntato dei carabinieri di 42 anni, sardo come Coco, che per la prima volta effettua quel servizio. È un dattilografo-autista della procura. Il suo autista, l’agente penitenziario Stefano Agnesetta, il giorno prima ha chiesto un permesso che gli salverà la vita. Li segue una Giulia con tre agenti di polizia. In otto minuti sono ai piedi della scalinata di Santa Brigida.
Coco e Saponara salgono 42 gradoni. Sembrano padre e figlio che tornano a pranzo. Neanche si avvedono che alle spalle hanno tre uomini che gli sparano contro 24 colpi. Saponara non ha neanche il tempo di mettere mano alla pistola. Nello stesso istante, a neanche cento metri dalla scala, un uomo con una sahariana e una borsa e un coetaneo vestito in blu si avvicinano alla 132 e con le Skorpion silenziate, freddano Dejana. Una di quelle mitragliette, due anni dopo, ucciderà Aldo Moro.
Dopo qualche ora gli omicidi vengono rivendicati a Savona con un volantino dal sedicente gruppo “Nuovi partigiani”. Alla sera di quello stesso giorno una telefonata anonima afferma che il volantino è falso e attribuisce la paternità della strage alle Brigate Rosse. Nell’aula della Corte d’Assise di Torino, dove si sta svolgendo il processo a carico di esponenti delle Brigate Rosse, uno degli imputati legge il messaggio di rivendicazione del triplice omicidio.
L’uccisione di Francesco Coco è strettamente legata alla vicenda del sequestro del magistrato Mario Sossi e al dibattito che ne seguì sulla opportunità di trattare con le Brigate Rosse che, per la liberazione di Sossi, pretendevano la scarcerazione dei detenuti del gruppo XXII Ottobre.
Lunedì 20 maggio 1974, la Corte d’Assise di Appello di Genova attende che sulla scarcerazione il Procuratore generale Coco dia il suo parere. Nonostante sia partecipe del dramma, il Procuratore generale scrive “che gli organi giudiziari non dispongono di poteri per provvedimenti giudiziari fittizi nella speranza di salvare la vita” di Sossi.
La Corte di Appello concede invece la libertà provvisoria e il nulla osta per otto passaporti validi per l’espatrio. L’ordinanza della Corte specifica che deve essere assicurata l’incolumità personale e la liberazione del dottor Mario Sossi. Quando, lo stesso giorno, la Corte d’Assise d’Appello dispone il rilascio dei detenuti, come richiesto dalle BR, Coco presenta un ricorso che blocca la procedura e nega ai brigatisti l’attuazione del loro ricatto politico. La decisione della Corte d’Appello è subordinata alla incolumità dell’ostaggio. A liberazione avvenuta, il ricorso del Procuratore verrà accolto, formalmente a causa di alcune contusioni riportate da Sossi. Il giudice Sossi è salvo, ma il Procuratore generale Francesco Coco diviene bersaglio della ritorsione brigatista.
Fonte
Associazionemagistrati.it
In ricordo di Francesco Coco | Associazione Nazionale Magistrati
Approfondimenti
Ugo Maria Tassinari
8 giugno 1976, Genova: le Brigate Rosse uccidono il procuratore Francesco Coco
Video
Rai Cultura
Francesco Coco. In nome della legge | Storia | Rai Cultura
Rai Play
La Memoria – Magistrati uccisi da mafie e terrorismo Francesco Coco – 30/09/2021
La7
L’intervista di Giulia Carrarini a Massimo Coco, figlio del magistrato Francesco Coco

da ANM

da Il Secolo XIX
English version
Francesco Coco, 67, Magistrate Attorney General of the Republic at the Court of Appeal of Genova
Antioco Dejana, 39 years old, pinned by the Carabinieri
Giovanni Saponara, 42 years old, Public Security Brigadier
Francesco Coco, Sardinian of Terralba, is the first magistrate to be killed by the Red Brigades.
At 13.30 on June eight, 1976, Francesco Coco leaves his room on the twelfth floor of the Palace of Justice in Genoa together with his guardianship officer, Giovanni Saponara, 42, to go home. He slips into the blue 132 led by Antioco Dejana, a 42-year-old carabinieri, Sardinian like Coco, who performs that service for the first time. He is a typist-driver of the prosecutor’s office. His driver, prison officer Stefano Agnesetta, the day before asked for a permit that will save his life. They are followed by a Giulia with three police officers. In eight minutes I am at the foot of the Santa Brigida staircase.
Coco and Saponara climb 42 levels. They look like father and son coming back for lunch. They don’t even know that they have three men behind them who shoot him in 24 shots. Saponara doesn’t even have time to get his hands on the gun. At the same moment, not even a hundred meters from the ladder, a man with a Saharan and a bag and a peer dressed in blue approach the 132 and with the Skorpion silenced, cold Dejana. One of those machine guns, two years later, will kill Aldo Moro.
After a few hours the murders are claimed in Savona with a flyer by the self-styled ‘New partisans’ group. On the evening of that same day an anonymous phone call states that the flyer is fake and attributes the authorship of the massacre to the Red Brigades. In the courtroom of the Assize Court of Turin, where the trial against members of the Red Brigades is taking place, one of the defendants reads the message of claim of the triple murder.
The killing of Francesco Coco is closely linked to the story of the kidnapping of the magistrate Mario Sossi and the debate that followed on the opportunity to deal with the Red Brigades who, for the release of Sossi, demanded the release of the detainees of the XXII October group.
On Monday, May 20, 1974, the Court of Appeal of Genoa awaits the Attorney General Coco to give his opinion on the release. Despite being involved in the drama, the Attorney General writes ‘that the judicial bodies do not have powers for fictitious judicial measures in the hope of saving the life’ of Sossi.
The Court of Appeal instead grants provisional release and clearance for eight passports valid for expatriation. The order of the Court specifies that the personal safety and release of Dr. Mario Sossi must be ensured. When, on the same day, the Court of Assizes of Appeal orders the release of detainees, as requested by the BR, Coco files an appeal blocking the procedure and denying the brigadists the implementation of their political blackmail. The decision of the Court of Appeal is subject to the safety of the hostage. Upon release, the Prosecutor’s appeal will be upheld, formally due to some bruises reported by Sossi. Judge Sossi is safe, but Attorney General Francesco Coco becomes the target of brigadier retaliation.