Casalegno fu la prima vittima tra i membri del “quarto potere” da parte del terrorismo italiano. Omicidio che si sarebbe ripetuto con modalità simili più avanti, come nel caso di Walter Tobagi, cronista del Corriere della Sera, assassinato il 28 maggio del 1980 dalla Brigata XXVIII marzo a Milano. Già la prima avvisaglia che la violenza politica si stesse riversando contro i giornalisti si era vista proprio nel giugno di quell’anno, il ‘77, quando sempre gli estremisti di sinistra spararono alle gambe al direttore del Giornale Indro Montanelli. Uno dei momento di massima tensione per la storia dell’Italia, stretta nella morsa della lotta armata. Gli anni delle bombe, delle stragi, dei rapimenti e degli omicidi. Ma anche se tempi eccezionali prevedono soluzioni eccezionali, Casalegno si è sempre opposto all’introduzione di leggi ad hoc per combattere il terrorismo.
Nel 1976 si aprì a Torino il maxi-processo alle Brigate Rosse, nella ex caserma trasformata in aula bunker di Corso Ferrucci, che vedeva tra i suoi principali imputati Renato Curcio. La tensione durante il processo divenne altissima, portando all’assassinio dell’avvocato Fulvio Croce, che aveva preso la difesa d’ufficio dei brigatisti nonostante questi avessero minacciato di morte chiunque lo avesse fatto. L’iter proseguì con la rinuncia in massa dei cittadini chiamati a comporre la giuria popolare. Servivano sei persone, non si presentò nessuno. In questo contesto, Casalegno coi suoi articoli esortava ognuno a non indietreggiare di fronte al terrorismo, a fare ciascuno la propria parte.
Un anno dopo, Il 16 novembre 1977 alle ore 13.55, mentre stava ritornando nella propria casa in corso Re Umberto 54, Casalegno fu vittima di un agguato da parte di un gruppo della sezione torinese delle Brigate Rosse, formato da Raffaele Fiore, Patrizio Peci, Piero Panciarelli, Cristoforo Piancone e Vincenzo Acella. Gli attentatori in un primo momento forse avevano in mente di replicare lo stesso schema operato a Milano contro Montanelli, ma, dopo una serie di rinvii e dopo una discussione interna alla colonna torinese, la gambizzazione venne commutata in sentenza di morte a causa di nuovi articoli firmati dal giornalista torinese che criticavano la lotta armata. I brigatisti avevano previsto di colpire Casalegno direttamente nell’androne del palazzo. Raffaele Fiore aveva il compito di sparare, coperto da Piero Panciarelli, mentre Peci rimaneva a fare il palo armato di mitra. Acella era alla guida dell’auto predisposta per la fuga.
Casalegno venne colpito da quattro colpi al volto. Soccorso dalla moglie, il giornalista venne ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale Le Molinette. In quel frangente a Torino si cercarono di organizzare manifestazioni di solidarietà: la sera seguente il giorno dell’attentato (17 novembre), ci fu una manifestazione popolare di cittadini contro il terrorismo a piazza San Carlo con la partecipazione di alcune migliaia di persone.
Il vicedirettore de La Stampa morì il 29 novembre 1977, dopo 13 giorni di agonia.
Fonte
La Stampa.it
Carlo Casalegno: 45 anni dall’omicidio politico. Oggi su “Il Mix delle 23” – La Stampa
Approfondimenti
Rai Cultura
Carlo Casalegno | Storia | Rai Cultura
Giornalistiuccisi.it
Carlo Casalegno – Cercavano la verità
Sound
da Rai PlaySound
Audio di Giovanni Minoli
Il mix delle 23 | Carlo Casalegno | Rai Radio 1 | RaiPlay Sound
Il Libro

da Archivio900

da Wikipedia

da La Stampa

da L'albadeifuneralidiunostato

da Immagini del 900
English version
Carlo Casalegno, 60, journalist and deputy director of La Stampa
Casalegno was the first victim among members of the ‘fourth power’ by Italian terrorism. Murder that would be repeated in similar ways later, as in the case of Walter Tobagi, reporter of the Corriere della Sera, assassinated on May 28, 1980 by the March XXVIII Brigade in Milan. Already the first warning that political violence was pouring against journalists was seen in June of that year, ’77, when left-wing extremists also shot the director of the newspaper Indro Montanelli in the legs. One of the moments of greatest tension for the history of Italy, squeezed in the grip of the armed struggle. The years of bombs, massacres, kidnappings and murders. But even if exceptional times provide for exceptional solutions, Casalegno has always opposed the introduction of ad hoc laws to combat terrorism.
In 1976 the maxi-trial to the Red Brigades opened in Turin, in the former barracks transformed into a bunker hall of Corso Ferrucci, which saw among its main defendants Renato Curcio. The tension during the trial became very high, leading to the assassination of the lawyer Fulvio Croce, who had taken the ex officio defense of the brigades despite the latter having threatened with death anyone who did so. The process continued with the mass renunciation of the citizens called to compose the popular jury. Six people were needed, no one showed up. In this context, Casalegno with his articles urged everyone not to back down in the face of terrorism, to do their part.
A year later, on November 16, 1977 at 13.55, while he was returning to his house in Corso Re Umberto 54, Casalegno was the victim of an ambush by a group of the Turin section of the Red Brigades, formed by Raffaele Fiore, Patrizio Peci, Piero Panciarelli, Cristoforo Piancone and Vincenzo Acella. The attackers at first perhaps had in mind to replicate the same scheme operated in Milan against Montanelli, but, after a series of postponements and after a discussion internal to the Turin column, the gambization was commuted into a death sentence due to new articles signed by the Turin journalist that criticized the armed struggle. The brigadists had planned to hit Casalegno directly in the hall of the building. Raffaele Fiore had the task of shooting, covered by Piero Panciarelli, while Peci remained to make the pole armed with machine guns. Acella was driving the car prepared for escape.
Casalegno was hit by four blows to the face. Rescued by his wife, the journalist was hospitalized in very serious condition at the Le Molinette hospital. At that juncture in Turin they tried to organize demonstrations of solidarity: the evening following the day of the attack (November 17), there was a popular demonstration of citizens against terrorism in Piazza San Carlo with the participation of a few thousand people.
The deputy director of La Stampa died on November 29, 1977, after 13 days of agony.