Nonostante la tensione a Bari fosse alta, il MSI convoca un comizio di Pino Romualdi, già vicesegretario del Partito Fascista Repubblicano, per domenica 13 novembre in piazza Fiume. Attraverso un appello lanciato nei giorni precedenti dal Movimento Lavoratori per il Socialismo a cui aderiscono numerosi partiti e organizzazioni democratiche e antifasciste, si riesce ad impedire la manifestazione di piazza dei missini. Ma il 16 novembre il MSI svolge un incontro-dibattito con Pino Rauti e Gianfranco Fini, sebbene si siano verificate tensioni nei giorni immediatamente precedenti. Nella settimana che precede il 28 novembre si susseguono le aggressioni e le provocazioni da parte delle ronde nere: un ragazzo quattordicenne viene ricoverato il 26 novembre dopo essere stato aggredito da un gruppo di uomini armati e mascherati. Il pomeriggio del 28 novembre un militante della FGCI viene aggredito da un gruppo di missini e, nella serata dello stesso giorno, attorno alle 20:00, si ripete una nuova aggressione: in piazza Chiurlia sostano alcuni giovani comunisti che improvvisamente notano l’avvicinarsi di un gruppo di missini. I comunisti fuggono subito nella sezione “Introna-Pappagallo” di Bari Vecchia per chiedere aiuto, mentre i missini si dileguano. Dalla sezione escono una quindicina di militanti, i quali si dividono per un giro di perlustrazione. Un gruppetto di quattro persone, tra i quali ci sono Benedetto Petrone, 18 anni e Franco Intranò, 16 anni, sta attraversando piazza Massari, dirigendosi verso piazza Prefettura.
Di fronte alla prefettura, all’angolo tra via Cairoli e corso Vittorio Emanuele, sostano una ventina di missini, che avvistando i giovani comunisti, inviano due di loro a chiamare i rinforzi nella vicina federazione provinciale del MSI in via Piccinni, al cui interno ha sede anche il Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del partito. A questo punto un branco di circa quaranta neofascisti si incammina verso il gruppetto che sosta ancora in piazza Massari. Dal branco si sganciano cinque missini che si scagliano contro i comunisti, tre dei quali iniziano a scappare attraversando la piazza e disperdendosi nei vicoli della città vecchia, mentre Benedetto Petrone, avendo problemi di deambulazione, resta indietro venendo raggiunto dagli aggressori che si avventano su di lui con catene e bastoni. Franco Intranò torna indietro per aiutare il compagno, ma viene gettato a terra e ferito da un’arma da taglio che gli penetra l’ascella, mentre Petrone viene accoltellato all’addome, colpo che gli risulta fatale e poi poco sotto alla clavicola.
«L’altra sera eravamo un gruppetto di compagni, abbiamo lasciato Bari Vecchia e ci siamo affacciati su corso Vittorio Emanuele. Erano le 20:30 o poco più, forse, e sapevamo che poco prima una banda fascista aveva intimidito e minacciato una ragazza. Improvvisamente ce li siamo visti venire incontro in tanti, sbucavano da via Piccinni, dove c’è la federazione missina, li abbiamo visti con le mazze chiodate in mano, siamo scappati, io verso la parte alta del corso, in direzione di piazza Garibaldi. Ma poi mi sono voltato, ho visto che Benedetto non ce la faceva per il difetto alla gamba, era rimasto all’angolo della prefettura. Uno degli squadristi gli stava di fronte, lo ha colpito con un coltello una prima volta, in basso: allora sono tornato indietro, mentre Benedetto cadeva e quello lo colpiva di nuovo, ho allungato il braccio per afferrarlo, e l’assassino mi ha ferito all’ascella.»
(Franco Intranò, ferito nell’agguato, da L’Unità del 30 novembre 1977)
Soccorsi qualche decina di minuti più tardi, Petrone giunge in ospedale già morto, mentre Intranò, seppur ferito, riesce a raccontare l’accaduto e a descrivere gli aggressori. Nella notte vengono fermati sei neofascisti, mentre i sindacati aderiscono allo sciopero proclamato dalla Federazione lavoratori metalmeccanici di Bari.
Il 13 novembre 1978 si apre il processo per l’omicidio di Benedetto Petrone, che vede imputato Pino Piccolo, ancora latitante e altri sette missini per favoreggiamento. Nella prima seduta, Piccolo, seppure assente, affida la sua difesa all’avvocato Franza, messo a disposizione dal MSI, il quale cerca di non attribuire l’esecuzione materiale del delitto al solo Piccolo, cercando di coinvolgere anche gli altri imputati. La richiesta di Franza viene respinta, ma emergono anche le pressioni fatte dalle famiglie, danarose e influenti, degli imputati sulla procura di Bari.
Il 17 novembre Piccolo viene arrestato a Berlino Ovest con l’accusa di aver ucciso una donna durante una rapina compiuta assieme ad un emigrante italiano che era però riuscito a fuggire. Il 2 ottobre 1979 Piccolo viene estradato. Il 27 ottobre 1980 l’équipe medica del manicomio giudiziario di Reggio Emilia, in cui è rinchiuso, dichiara Piccolo sano di mente al momento dell’assassinio compiuto il 28 novembre 1977. Il 2 marzo 1981, dopo alcuni tentativi di suicidio, ricomincia il processo a Piccolo e ad altri sette missini: al termine del dibattimento la Corte d’assise di Bari condanna Piccolo a ventidue anni e mezzo di carcere, concede l’amnistia a due neofascisti all’epoca dei fatti minorenni e condanna a pene da un anno e mezzo a sei mesi i restanti. Il 22 maggio 1982 la pena per Piccolo sarà ridotta a 16 anni. Il 21 agosto 1984 Pino Piccolo si suicida, impiccandosi nella sua cella del carcere di Spoleto.
Nel Novembre 2022, 45 anni dopo l’attentato, la Procura di Bari ha chiesto l’archiviazione per prescrizione del procedimento a carico di ignoti aperto nel tentativo di individuare gli altri responsabili, oltre all’unico che fu condannato per l’omicidio. Alla fine del 2017 le indagini erano state riaperte, in seguito al deposito in Procura di una memoria difensiva dell’avvocato Michele Laforgia – che rappresenta la famiglia di Petrone – in collaborazione con l’Anpi, che ricostruendo i fatti di quella sera, sottolineava che «la storia giudiziaria ha individuato un unico colpevole, negando qualsiasi connessione penalmente rilevante fra i fatti di piazza Prefettura e il clima di violenza e intimidazione di quel periodo. Tutti gli imputati per ricostituzione del partito fascista sono stati alla fine assolti o prosciolti». «Ma chi era accanto a Piccolo quando costui ha rincorso e accoltellato a morte Benedetto Petrone? Nessuno di costoro, pur qualificati dalla corte d’Assise di Bari come corresponsabili dell’omicidio è mai stato identificato. Vi sono dunque colpevoli che non sono mai stati processati». Le nuove indagini – coordinate dal procuratore Roberto Rossi con il sostituto Grazia Errede, hanno consentito agli inquirenti di riascoltare numerosi testimoni e di ricostruire la dinamica dell’omicidio, accertando che l’uccisione di Benetto Petrone fu «il risultato di un’azione collettiva preordinata, espressione dello squadrismo fascista» messo in atto da un gruppo fascisti tutti armati con mazze e coltelli, e determinati all’uso della violenza, e che quindi la morte di «Petrone va addebitata a tutti i soggetti autori della spedizione punitiva” . Nei riguardi di queste persone però, non è più possibile procedere penalmente perché l’aggravante dei futili motivi, che avrebbe reso imprescrittibile il reato, è stata esclusa. Di qui la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura al Gip.
Fonti
Wikipedia
Omicidio di Benedetto Petrone – Wikipedia
La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Approfondimento
Bari Today
La Canzone
Enzo del Re
Canzoni contro la guerra – Benedetto
Video
Repubblica.Tv
https://www.facebook.com/watch/?v=1595744317159388
https://www.youtube.com/watch?v=7OV0GuLgtvo
Video Appello della sorella
Video appello – Porzia Petrone | 40 anni con Benedetto
Sound
Radio Radicale
Benedetto Petrone, la notte dell’omicidio: telefonate in diretta su Radio Radicale Bari

da Wikipedia

da Pubblico Esercizio
English version
Benedetto Petrone, 18 years old, laborer
Despite the tension in Bari being high, the MSI convenes a rally by Pino Romualdi, former deputy secretary of the Republican Fascist Party, for Sunday, November 13 in Piazza Fiume. Through an appeal launched in the previous days by the Workers’ Movement for Socialism to which numerous democratic and anti-fascist parties and organizations adhere, it is possible to prevent the demonstration in Piazza dei Missini. But on November 16, the MSI holds a meeting-debate with Pino Rauti and Gianfranco Fini, although tensions have occurred in the immediately preceding days. In the week leading up to November 28, there are assaults and provocations by black patrols: a fourteen-year-old boy is hospitalized on November 26 after being attacked by a group of armed and masked men. On the afternoon of November 28, an FGCI militant is attacked by a group of missini and, on the evening of the same day, around 20:00, a new aggression is repeated: in Piazza Chiurlia stop some young communists who suddenly notice the approach of a group of missini. The communists immediately flee to the ‘Introna-Pappagallo’ section of Bari Vecchia to ask for help, while the missini disintegrate. From the section come out about fifteen militants, who are divided for a round of patrol. A small group of four people, including Benedetto Petrone, 18 and Franco Intranò, 16, is crossing Piazza Massari, heading towards Piazza Prefettura.
In front of the prefecture, at the corner of via Cairoli and Corso Vittorio Emanuele, there are about twenty missini, who, sighting the young communists, send two of them to call reinforcements in the nearby provincial federation of the MSI in via Piccinni, inside which the Youth Front, the party’s youth organization, is also based. At this point a pack of about forty neo-fascists is heading towards the small group that is still standing in Piazza Massari. From the pack, five missini are launched against the communists, three of whom begin to flee through the square and disperse in the alleys of the old city, while Benedetto Petrone, having walking problems, is left behind being joined by the aggressors who pounce on him with chains and sticks. Franco Intranò goes back to help his partner, but is thrown to the ground and wounded by a cutting weapon that penetrates his armpit, while Petrone is stabbed in the abdomen, a blow that is fatal to him and then just below his collarbone.
“The other night we were a small group of companions, we left Bari Vecchia and overlooked Corso Vittorio Emanuele. It was 8:30 p.m. or so, perhaps, and we knew that just before a fascist gang had intimidated and threatened a girl. Suddenly we saw many of them coming to meet, they came out of via Piccinni, where there is the Missina federation, we saw them with clubs spiked in hand, we ran away, I towards the upper part of the course, in the direction of Piazza Garibaldi. But then I turned around, I saw that Benedetto couldn’t make it because of the defect in his leg, he had stayed at the corner of the prefecture. One of the squads stood in front of him, hit him with a knife a first time, at the bottom: then I went back, while Benedict fell and that hit him again, I reached out my arm to grab him, and the killer injured me in the armpit.”
(Franco Intranò, wounded in the amby, by L’Unità of November 30, 1977)
Rescued a few ten minutes later, Petrone arrives at the hospital already dead, while Inranò, although wounded, manages to tell the story and describe the aggressors. In the night, six neo-fascists are stopped, while the unions join the strike proclaimed by the Metalworkers Federation of Bari.
On November 13, 1978, the trial opens for the murder of Benedetto Petrone, which sees the accused Pino Piccolo, still a fugitive and seven other missini for abetting and abetting. In the first session, Piccolo, although absent, entrusts his defense to the lawyer Franza, made available by the MSI, who tries not to attribute the material execution of the crime to Piccolo alone, trying to involve the other defendants as well. Franza’s request is rejected, but the pressures made by the families, money and influential, of the defendants on the Bari prosecutor’s office also emerge.
On November 17, Piccolo was arrested in West Berlin on charges of killing a woman during a robbery carried out together with an Italian emigrant who had managed to escape. On October 2, 1979 Piccolo is extradited. On October 27, 1980, the medical team of the judicial asylum of Reggio Emilia, in which he is locked up, declared Piccolo sano di mente at the time of the murder carried out on November 28, 1977. On March 2, 1981, after some suicide attempts, the trial of Piccolo and seven other missini began again: at the end of the debate, the Court of Assize of Bari sentenced Piccolo to twenty-two and a half years in prison, grants amnesty to two neo-fascists at the time of the minor events and sentenced the remaining one and a half years to six months. On May 22, 1982 the sentence for Piccolo will be reduced to 16 years. On August 21, 1984, Pino Piccolo committed suicide, hanging himself in his cell in Spoleto prison.
In November 2022, 45 years after the attack, the Bari Public Prosecutor’s Office requested the dismissal for prescription of the proceedings against unknown persons opened in an attempt to identify the other perpetrators, in addition to the only one who was convicted of the murder. At the end of 2017 the investigations had been reopened, following the filing in the Public Prosecutor’s Office of a defensive memorandum of the lawyer Michele Laforgia – who represents Petrone’s family – in collaboration with the Anpi, which reconstructing the facts of that evening, stressed that “the judicial history has identified a single culprit, denying any criminally relevant connection between the events of Piazza Prefettura and the climate of violence and intimidation of that period. All the defendants for reconstitution of the fascist party were eventually acquitted or acquitted.’ “But who was next to Piccolo when he chased and stabbed Benedetto Petrone to death? None of them, although qualified by the court of Assizes of Bari as co-responsible for the murder, have ever been identified. There are therefore culprits who have never been tried.’ The new investigations – coordinated by prosecutor Roberto Rossi with the substitute Grazia Errede, allowed the investigators to listen again to numerous witnesses and reconstruct the dynamics of the murder, ascertaining that the killing of Benetto Petrone was ‘the result of a pre-ordered collective action, an expression of the fascist squadrism’ put in place by a fascist group all armed with clubs and knives, and determined to the use of violence, and that therefore the death of Petrone must be charged to all the authors of the punitive expedition’. With regard to these people, however, it is no longer possible to proceed criminally because the aggravating circumstance of the futile reasons, which would have made the crime imprescriptible, has been excluded. Hence the request for filing made by the Public Prosecutor’s Office to the Gip.